Prima settimana … sopravvissuta!

Sopravvissuta alla prima settimana, o meglio, ai primi tre giorni, visto che ho iniziato giovedì. Lavoretto difficile devo dire, di precisione, di attenzione, e sicuramente mi saranno sfuggite delle cose :) speriamo solo di non aver combinato casini colossali. Mi sento bene, più sicura di giorno in giorno, e consapevole che ho dei limiti ben circoscritti, ma tanta gente disposta ad aiutarmi.

E’ vero, sono i primi giorni, le cose sono tutte da mettere in prospettiva, ma sono fiduciosa, lo sono sempre stata, e non sarà questa la prima volta in cui non mi mostrerò serena. Sto bene, quindi andrà tutto bene.

I tempi sono stretti, cerco di ritagliarmi alcuni minuti per me ogni giorno, ma oggi è sabato, e non devo pensare al lavoro fino a lunedì. Certamente riguarderò alcuni casi particolari per non farmi cogliere impreparata, ma voglio godermi queste giornate primaverili.

E poi, via di nuovo!

Una nuova avventura.

Un po’ per scaramanzia, un po’ per sicurezza, non so, comunque di questa cosa non ne ho parlato con nessuno. Diciamo che in questo periodo ci si tiene stretto tutto ciò che si trova, gelosi come si è della piccola indipendenza che si riesce ad ottenere.

Non ho trovato ancora lavoro, ma mi ci sono avvicinata. Oggi è stato il mio primo giorno di corso per operatore fiscale, lavoro che non è propriamente propedeutico al mio corso di studi, ma che comunque può garantirmi un minimo di sostentamento nell’attesa di qualcosa di più consono ai miei interessi. Alla fine poi, son finita a fare la ragioniera!

Spero di riuscire a terminare con successo questo percorso, per poter avere delle soddisfazioni personali, ma anche per un mio arricchimento personale: di imparare non si finisce proprio mai!

Purtroppo questo vuol dire abbandonare lo studio per il concorso diplomatico, almeno per questo mese; l’esame non sarei riuscita comunque a sostenerlo, ma una preparazione lunga e dettagliata prima di affrontarlo è necessaria, quindi devo assolutamente ritrovare momenti e spazi per potermi focalizzare su quello, perchè resta il mio obiettivo numero uno.

Tutto ciò che viene fino a quel giorno è ben accetto, anche un corso per le dichiarazioni dei redditi! In fondo sono ancora giovane, sono intelligente, un buon posto lo trovo sicuramente, anche in questo periodo “sfigato”.

Sono sempre stata ottimista, e continuerò ad esserlo.

Soffia …

… sono 25!

Ci manchi lo sai? E’ come se mancasse un pezzetto di noi, quel pezzetto che tenevamo stretto stretto nel nostro cuore, che ci dava tanto calore…

Ma ora quel pezzetto è con te, e di questo dobbiamo rallegrarci, sorridere.

Ho indossato il mio sorriso più bello oggi, come faccio sempre quando penso a te, e nemmeno una lacrima è scesa. Il tuo ricordo fa male, ma non mi rattrista più. Stasera festeggerete in famiglia, con tutta la tua famiglia di tifosi, farai casino insieme a loro. Purtroppo non sono riuscita ad esserci, ma da qui farò casino per te. Oggi è dedicato a te, oggi è il tuo giorno.

Auguri campione, ci manchi anche se non ci hai mai lasciati.

Domani …

arriverà, con un sapore amaro in bocca, ma arriverà. Arriverà quel giorno in cui tutto doveva assumere un significato più alto, un quarto di secolo. Quel frammento di vita che ti portava a pensare di aver raggiunto un obiettivo.
Arriverà certamente, ma senza di te.

I miei 25 anni… che strano parlarne ora. La mia festa a sorpresa, le bandierine, il libro illustrato del Signore degli Anelli, i miei amici d’infanzia, la terapia…
I tuoi 25 anni? Un vuoto per la maggior parte di noi, un vuoto pieno d’amore.

Ora e allora

Ora come allora, il dolore resta.
Resta il dolore di non sapere cosa sarebbe successo se fossi caduto dall’altra parte della pista.
Resta l’amarezza di non averti visto sopra quel mostro rosso, che sogno!
Resta la rabbia per il modo in cui sei stato strappato via.

Ma sai cosa resta, oltre a questo?
Resta il tuo sorriso. Resta quella tua faccia simpatica, piena di gioia.
Resta chi rimane qui, resta chi ti ha conosciuto, chi ti ha visto una volta sola, chi ti ha amato forte.
Resta chi resta, e resta con te.

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E’ passato un mese da allora, un mese pesante come un macigno … uno di quei mesi che rimangono sulla pelle, insieme alle rughe e alle ferite.
Il tempo è trascorso lento, scandito a volte dai tuoi sorrisi alla tv, dai ricordi di tanta gente al tuo paese il giorno in cui sono passata a trovarti.

Quel giorno, quel giorno in cui ti ho visto per la prima e unica volta. Quel giorno in cui non sono neppure riuscita ad abbracciarti, o a sorriderti … quel giorno in cui sono passata davanti a te, e non ho saputo trattenere più le lacrime. Quel giorno mi ricorda il perchè tu sei stato donato a tutti noi.

Fra tutti coloro che hanno scritto alla tua famiglia, sul tuo profilo la tua ragazza ha trascritto una lettera, ed ecco, voglio prendere spunto dallo scritto:
“Tu Paolo hai detto che vorresti che in qualche modo Marco avesse insegnato qualcosa a qualcuno, a me si. Nn mi lamento più dei debiti, se piove, della malattia, nn voglio più tenere il muso x niente, un attimo sei al mondo con la vita tra le mani e un attimo dopo no.”

Ci hai insegnato cosa vuol dire rimboccarsi le maniche per raggiungere un sogno, averlo tra le mani, eppure continuare ad essere umile e lavoratore, perchè non si finisce mai di imparare.
Ci hai insegnato ad essere felici ogni giorno della nostra vita, perchè è breve, e a volte ci riserva delle sorprese tali da lasciarci senza fiato.
Ci hai insegnato a sorridere più spesso, alla faccia di chi invece non ci vuol bene, o ce l’ha con noi, o semplicemente non ci capisce.

Io oggi indosso il mio sorriso più bello per te, perchè tu hai indossato sempre il tuo sorriso più bello per me.

Il giorno di dolore che ognuno ha

Non ho parole, eppure voglio scrivere. C’è qualcosa che spinge dentro, per uscire.
Ci sono lacrime, ci sono sorrisi, ci sono dolore e rabbia che lottano per trovare un senso.

A qualcosa che un senso non ce l’ha. A qualcosa che un senso mai acquisterà.

Chi eri? Eri un amico, eri un figlio, eri un fidanzato, eri un pilota, eri un guerriero. Eri un uomo.
Eri uno di quegli uomini attraverso cui altri uomini riescono a provare emozioni indescrivibili, eri colui che donava attimi di vita ad altri, senza chiedere in cambio altro che affetto.
E affetto avevi, e tanto.

Dire che ci manchi è riduttivo, è qualcosa che non è possibile esprimere a parole, o a gesti. E’ qualcosa che va al di là del linguaggio. E’ qualcosa che tocca il cuore, lascia un’impronta indelebile, e poi si libra alto nel cielo, sempre più su, fino a raggiungerti, finalmente.

Eri la nostra passione, la nostra parte di vita al limite. Eri la nostra speranza, la nostra lotta, e noi eravamo la tua famiglia, la tua gente, noi eravamo e siamo ancora i tuoi amici.

Per chi, come me, non ti ha potuto conoscere di persona, eri l’esempio di ciò che un uomo può dare ad altri, la forza e il coraggio.
Per me eri un compagno di viaggio, un aiuto nei momenti di difficoltà.
Eri il sole la domenica pomeriggio, la gioia di una conquista.
Eri un semplice uomo che donava se stesso agli altri.
Eri un dolce pensiero in mezzo al tuo parlare sincero.
Eri quel pazzo capellone che non riusciva neppure a starci tutto sulla sua moto.
Quello che staccava forte, che sorpassava cattivo, che scodava e si divincolava, così gigante!

Eri gigante, questo sì, eri un gigante!

Ecco, Marco, grazie per essere stato così. Grazie per esserlo ancora, nel mio cuore e nei miei ricordi.

Come a settembre, ti saluto a bordo pista. Ora tu corri con Lui, lasciagli un po’ di vantaggio, va là…

Il Popolo

Cos’è il Popolo? Cosa rappresenta quell’enorme distesa di gente, che insieme si emoziona, soffre, esulta e gioiosa si riversa sull’asfalto?

Cosa sente? Cosa la spinge?

Il cuore, la passione.

Tante piccole persone, con il loro bagaglio di speranze e di sogni, insieme si incamminano verso quella striscia di asfalto, che solo poco prima profumava di olio e riversava immagini veloci e suoni potenti.
Piccoli esserini se si guardano da quassù, dal prato, che ancora è caldo e rumoroso. E poi, anche io voglio essere il Popolo, anche io voglio scendere, anche io.

La stradina è ghiaiosa, le scarpe incespicano. Ma davanti a me la visuale è libera: la pista è tutta colorata, con questi piccoli omini che si spalmano sull’asfalto, chi intento a fotografare, chi impegnato a farsi fotografare. Ma io non sono qui per questo, o meglio non solo.
Guardo il rettilineo che ho davanti, e le strisce di gomma lasciate dalle ruote, e mi incammino, in linea retta, seguendo il percorso. Mi volto a tratti, per cercare di rendermi conto come sarebbe essere lì, con il popolo. Mi rispondo che sarebbe meraviglioso, ed intimamente lo è.

Proseguo a camminare, sempre con la testa bassa, per percepire ogni piccola deviazione di traiettoria. E giungo verso la fine del piccolo rettilineo, quando ci si prepara per il Carro. Un po’ ci si commuove, in quel punto, un anno fa, c’era un piccolo ragazzo, che non ha potuto nulla contro tutto.
Alzo gli occhi e osservo il popolo che scema verso le uscite e verso il podio… io decido di rimanere ancora un po’ qui. Mi piace questo posto, mi piace il calore dell’asfalto quando mi siedo, mi piace la scia di gomma lasciata dalle moto, mi piacciono i truccioli di questa gomma vicino ai cordoli. Mi piace questo posto, molto.
Mi alzo e cammino a ritroso, cercando di imprimere ogni immagine nella mia mente, fissare ogni sensazione per poterla conservare nel ricordo, e godermela ogni qual volta sia necessario.

Mi piace far parte del popolo, perchè questo popolo ama anche l’asfalto, il cordolo, la gomma e l’odore dell’olio… il rombo dei motori, la giovialità, il sole che picchia, l’aria umida e il sudore. Mi piace questo popolo.

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Il Popolo è quella massa che ti spinge a sopportare il caldo afoso di un’intera giornata, sotto il sole, ma con un grande sorriso.

E così un’altro anno è passato, un’altra emozione è stata vissuta. Sempre grazie a Ste, che come ogni anno mi accompagna con la sua moto. Quest’anno non abbiamo avuto neppure la gioia del podio, ma abbiamo visto un leone, un grande guerriero, un uomo che non si è ancora arreso. Alla prima curva visibile, la Quercia, sbucavano le moto del primo giro, e iniziai a contare: uno, due, tre, quattro, cinque! Quinto!! Non ci potevo credere, giuro che ho dovuto ricontare. La grinta che ci ha messo in quei primi giri ripaga interamente il biglietto, il sudore e il caldo.
Per non parlare poi della moto due. Uno spettacolo incredibile, coi sorpassi nel nostro rettilineo, a quaranta metri da noi. Di una velocità disarmante, e una bellezza mozzafiato. Anche la gara delle 125 è stata uno spettacolo, con questi ragazzini pazzi che sorpassano in tre in una curva!
Bello, bello, bello!
E poi quest’anno, oltre all’invasione di pista, ho potuto fare la foto con la moto di Vale, in uno stand sotto al prato uno. E’ così bella, perfetta in ogni dettaglio, e sembra un giocattolino per quanto sia piccola. Strano che una cosina così piccola possa produrre un rumore così potente, e andare a quella velocità. Un sogno, la desmo è un sogno. Andasse veloce per quanto è bella, ecco così sarebbe perfetto.

Week end alternativo? Sì, coi miei …

… e perchè no?

Quel luogo mi appartiene, è nelle mie radici, in quelle di mia mamma, e il modo migliore per appropriarsene è quello di viverlo appieno coi miei.

A lo Palio ci siamo andati anche venerdì, con le ragazze del Servizio Civile, Eleonora e Claudia, insieme alla mia bella Y che ci ha accompagnate entusiasta in questo piccolo viaggetto (anche se, alla vista di sei persone da caricare, ha fatto un po’ la scontrosa!)

E dire che ci siamo divertite è un eufemismo, ci siamo letteralmente scatenate per tutta la serata; dai falchi e falconieri, allo spettacolo di alchimia, alla cena a base di piadina, ai dolci e alle riflessioni sul sufismo, per non parlare del gioco dell’oca!

E’ così bello potersi trovare in sintonia con persone che un’anno fa nemmeno si conoscevano, eppure…

… eppure c’è sempre qualcosa di magico in ogni incontro. Qualcosa di profetico, di giusto. C’è quella sintonia, quel modo di avvicinarsi che ci permette di condividere momenti intensi e pieni di vita, di quelli che ti lasciano un ricordo forte e potente.

Domenica, invece, si ripercorrono i sentieri della memoria. Dopo l’anno scorso, la mia prima volta al Palio, ne ho sentito l’esigenza, la voglia di poter ritornare in quei luoghi con chi in prima persona ne ha vissuto l’infanzia, seppur brevemente.

E ci sono gesti, persone, luoghi, che le ricordano momenti non del tutto felici, ma neppure tristi. La strada che faceva per andare a scuola, la sua casa, lontana… gli amici, i parenti, immersi nei ricordi di altri che si incontrano per caso, nella borgata.

Un anziano che ha fatto la guerra in Libia, sua moglie, stanca eppure felice, che racconta i piccoli lavori di casa che ancora riesce a fare da sola. Il figurante che cammina veloce per strada, ma si ferma volentieri a parlare per condividere con te un momento di gioia, reciproca.

E spettacoli, giochi, risa e applausi. E’ questo che rimane, dall’incendio della rocca, fra i fuochi artificiali spettacolari, e la gente che si riversa per le strade.

Resta la gioia. Resta la vita.

Ho un po’ di tempo…

… e voglio pensare che non andrà sprecato.

Che lo utilizzerò al meglio, per potermi preparare a ciò che mi aspetta dopo.

Ma quando arriva “dopo”? Quando posso dire di essere giunta a “dopo”… E’ ora, “dopo”.

Non so, continuo a rimuginare di preparare le domande, i curriculum, e tutte le cose necessarie per questo fatitico momento, ma nel frattempo vado avanti, con calma anche, nell’attesa che il “dopo” si mostri nella sua interezza, nel suo corporeo essere.

Ma non lo è. Non è tangibile… e di questo, aimé, è ora di prenderne coscienza.

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Mi sto dando all’antropologia ultimamente, mi sembra di aver tralasciato qualcosa nei miei studi, e l’esigenza di sentirmi sempre più coinvolta come persona mi ha spinto da questa parte. Al museo abbiamo tantissimi libri di antropologia culturale, e mi è sembrato il modo migliore di cominciare questo percorso, un semplice blocco per gli appunti fitto fitto di annotazioni, niente di particolare. Niente esami, niente professori, niente test. Solo il piacere di scoprire qualcosa di nuovo, di essere affascinata da qualcosa che prima mi sembrava estraneo, ed ora invece comincia a prendere forma.

E nel frattempo, ripasso pure qualche materia della specialistica e della triennale di scienze politiche. Ditemi voi, se durante tutti gli anni che avete trascorso sui libri, avete immagazzinato ogni singola frase del libro, o addirittura siete riusciti a leggerlo interamente, e pure con particolare attenzione. Soprattutto negli anni della triennale, mi sono accorta di aver “tirato via” alcuni esami, alcuni passaggi importanti. Ed ecco, questo è il momento buono per riprendere fra le mani ogni spunto possibile, nell’attesa.

L’attesa…

Essere felici

La prima volta che mi è capitato di essere felice, e molto, è stata a Misano, nel 2008. Sembra strano quanto un luogo possa essere rivelatore.
E sembra ancora più strano quanto una persona che non conosci, e che non vedi neppure da vicino, possa esserne l’artefice.
Beh, salire quei gradini, vedere l’immensa distesa di asfalto, e sentire intorno quella gioia mi ha fatto sentire molto viva, e questa credo che sia una sensazione da provare ogni giorno.
Ci sono volte in cui la vita mi da dure prove, oppure semplicemente la giornata è storta; ecco, in quei momenti ripenso a quando ho salito per la prima volta quegli scalini, alla trepidazione e alla gioia intorno a me, e la mia giornata migliora…

Raccolgo quel momento dentro di me, lo assaporo a fondo, ricordo i profumi, i colori, il calore, e lo diffondo dentro di me, come una dolce medicina. Ed ecco, ho una buona giornata.

Era così quel mattino, all’alba…

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